I sapori del Piemonte
di Rudolf Trefzer

Marco Vacchieri è un appassionato della qualità e le sue creazioni sono prodotte con un'accurata selezione di prodotti locali. La gemma delle sue Dolci Intuizioni diventa realtà che va dai biscotti e dalle torte delicate alle golosità al cioccolato.

Il cioccolato
Nel Medioevo era considerata una specie di medicina miracolosa che prometteva di lenire e curare svariate malattie e difetti fisici. Nei manuali di medicina si certificavano i suoi effetti benefici per il trattamento di indisposizioni quali febbre, tosse secca, dolori al petto, labbra screpolate e disturbi allo stomaco.
Per di più ci si aspettava che curasse il ronzio alle orecchie, l'idrofobia, la tosse e la depressione, inoltre era contenuto in quasi tutti i rimedi consigliati contro la peste.
A causa del blocco continentale imposto in Europa da Napoleone, venne sviluppato un procedimento per estrarre lo zucchero contenuto nelle barbabietole e il suo prezzo scese drasticamente.
Nel giro di pochi anni perse il suo "status" di bene di lusso e passò al grado di dolciume di più largo consumo.
Come una volta succedeva per lo zucchero, anche il cioccolato acquisì la reputazione di possedere poteri particolari. A questo proposito, per esempio, era credenza comune che stimolasse la sensualità, da cui il nome di "pane di Venere", attribuito ai semi di cacao.
Se questi effetti collaterali fossero la ragione per cui il galante avventuriero Casanova offrisse in dono alle sue conquiste il cioccolato torinese, non ci è dato sapere con certezza, tuttavia questa ipotesi non è da escludere.
Sappiamo per certo che alcuni abili pasticceri torinesi crearono il primo cioccolato consistente, (i cosiddetti cioccolatini), che non veniva consumato in forma liquida, come in precedenza, bensì in forma solida. I cioccolatini più conosciuti e popolari sono sicuramente i giandujotti, così chiamati dal nome della famosa maschera teatrale Gianduja. Sono una burrosa mistura di cacao, zucchero, vaniglia e latte, alla quale vengono aggiunte le nocciole delle Langhe tostate e polverizzate.
Questi fatti storico-culturali spiegano come mai la polvere di cacao e il cioccolato siano gli ingredienti per eccellenza di molti dessert piemontesi. Infatti la polvere di cacao, così come lo zucchero e il latte, costituiscono gli ingedienti principali, tra gli altri, del "bônet", che viene servito in ogni trattoria e ristorante locale.
Bônet, letteralmente, significa "cappellino", ed è un chiaro riferimento a un copricapo del XVIII secolo con forma conica.
Come nel caso di altre ricette, tramandate di generazione in generazione, esistono innumerevoli varianti che tuttavia generalmente differiscono l'una dall'altra solo per piccoli dettagli.